Prima il furto poi l’agguato, la vendetta della ’99’ contro i nigeriani

Una vera e propria vendetta. Contro chi aveva osato rubare in casa propria. Queste le motivazioni di fondo che portarono all’agguato del settembre del 2020 nel corso del quale perse la vita il cittadino nigeriano Desmond Oviamwonyi. Colpevole insieme ad un connazionale di aver rubato una busta di marijuana destinata alla piazza di spaccio della ’99’, zona di via Catone al Rione Traiano. Quello che accadde quel giorno e la spedizione punitiva operata quella stessa sera dai Sorianiello viene raccontata da uno dei nigeriani presenti quella sera. Ricostruzione contenuta nelle circa 85 pagine del provvedimento firmato dal gip Gallo.

Il racconto della vendetta della ’99’

«Il giorno dell’omicidio mi recavo in Napoli al Rione Traiano, come stavo facendo da circa un mese, al lavoro presso l’abitazione di una donna che ha una specie di allevamento di cani ed io ero stato incaricato di pulire l’area. Inizialmente lavoravo da solo e ci sono stato in precedenza all’incirca in dieci occasioni. La proprietaria dell’area l’ho conosciuta quando stavo eseguendo lavori di giardinaggio per conto di altre persone nei paraggi. La donna mi fermava e mi chiedeva il mio numero di telefono riferendomi che mi avrebbe contattato in caso di bisogno per farmi lavorare. Di recente la donna mi contattava chiedendomi se conoscessi qualcuno che sapesse posare i pavimenti. Immediatamente pensavo al mio amico Desmond. giorno dell’omicidio di Desmond ci siamo recati, Desmond ed io, presso l’abitazione della donna per posare il pavimento in un’area esterna nei pressi della casa, ma atteso che l’area era interamente coperta da erbacce, la donna ci forniva dei macchinari per la pulizia e poi ci diceva che si allontanava per andare a comprare le mattonelle. Nel mentre tagliavamo l’erba Desmond mi chiamava e mi diceva che vi era qualcosa che era coperta dalla vegetazione. Si trattava di una busta e all’interno rinvenivamo degli involucri nei quali si trovava sostanza polverosa. Non aprivamo gli involucri ma sentivamo che dalla busta emanava un forte odore di marijuana. Aspettavamo l’arrivo della signora al fine di consegnare la busta ma atteso che la stessa non rincasava, prelevavamo la busta e la portavamo con noi a Castelvolturno. Una volta giunti a casa, verso le ore 13,30 circa la donna iniziava a contattarmi telefonicamente chiedendomi se ero andato via da Rione Traiano. Rispondevo di si e la donna ci chiedeva di tornare da lei anche il giorno successivo, senza fare alcun riferimento alla busta».PUBBLICITÀ

La ricostruzione di uno dei feriti: il commando dei Sorianiello in azione

Poco dopo sul posto arriva proprio un commando dei Sorianiello composto da Simone CimarelliCarmine Fenderico e Raffaele Caprio. Il racconto è fornito da un altro testimone presente quel giorno:«Sono sopraggiunte sul posto quattro o cinque persone di carnagione chiara che hanno iniziato a parlare con Desmond nel cortile. Ricordo che oltre a me c’erano sicuramente Kokozi ed Ebo ma i bianchi hanno cominciato a parlare solo con Desmond. Poiché all’inizio la conversazione tra questi soggetti e Desmond aveva toni pacati non ho prestato interesse al contenuto della stessa tuttavia poco dopo sia Desmond che gli uomini bianchi hanno incominciato ad alzare la voce e a innervosirsi tanto da richiamare la mia attenzione; mi sono infatti avvicinato a Desmond e gli ho chiesto cosa stesse succedendo ma mi ha fatto cenno con la mano di allontanarmi A un certo punto ricordo che uno dei quattro uomini è uscito all’esterno del cortile e che dopo poco ho sentito il rumore di una vettura giungere nel vicolo, anche se non ricordo di averla vista: a questo punto ho udito una serie di spari e ho visto dei proiettili che schizzavano in aria, e non so indicare chi stesse sparando; in quel momento ho avuto l’istinto di fuggire e appena voltatomi per scappare sono stato attinto da un colpo al tallone che mi ha ferito».

Fonte: InterNapoli https://internapoli.it/prima-il-furto-poi-lagguato-la-vendetta-della-99-contro-i-nigeriani/

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