Padova, annega nel Brenta dopo un furto. La madre di Khadim Khole:«Non aveva motivo di rubare»

Il 24enne era nato in Italia: «Ma non si è mai sentito accolto». Negli ultimi tempi alcune brutte frequentazioni lo avevano portato verso strade sbagliate

Sua madre lo aveva visto uscire dalla porta venerdì alle 15, «vado dal barbiere» le aveva detto. Cinque ore dopo è arrivata la polizia: «Signora, suo figlio è annegato». È sopraffatta dal dolore nel sofà del suo appartamento nella zona industriale di Limena, Emma, mamma di Khadim Khole, 24 anni, il ragazzo che venerdì pomeriggio si è tuffato nel Brenta per sfuggire all’inseguimento della polizia. Dicono che avesse rubato in un supermercato: lo aveva fermato la vigilanza, probabilmente temeva di essere denunciato o peggio, arrestato. Per questo è scappato, si è gettato in acqua e non è più riemerso.

La vicenda

I fatti sono accaduti tra Altichiero e Vigodarzere. Emma ha 42 anni, il suo vero nome è Nodje, ma dopo averlo detto fa un gesto con la mano, come per cancellare le sue stesse parole, «chiamatemi Emma», è l’abitudine di chi sa che quel nome non verrà mai pronunciato o scritto bene. Parla di suo figlio come se fosse ancora vivo. «Khadim non ha ragione di rubare – dice, circondata da amici –. Ha lavorato come magazziniere fino a fine maggio, il lavoro lo aveva perso ma era già successo in passato, aveva preso anche la disoccupazione, aveva fatto anche il cameriere in un noto ristorante in centro e in un hotel di Abano, qualche volta in nero. Io lavoro, soldi in casa ce ne sono». Bella, forte e gran lavoratrice, operaia in una ditta di Limena, una «combattente», questo dicono di Emma gli amici più cari. Classe 1978, è arrivata in Italia dal Senegal nel 1997 e quell’anno a Cittadella nasce Khadim, che è italiano, ha fatto le scuole a Limena, l’Enaip a Piazzola. «Ma italiano mio figlio non si è mai sentito, abbiamo vissuto sulla nostra pelle tanti episodi di discriminazione – spiega – è stato un anno difficile questo per lui».

I guai con la giustizia

Alla polizia la donna ha detto di essersi molto preoccupata per le frequentazioni del ragazzo negli ultimi tempi. E infatti in quest’ultimo anno il ragazzo ha avuto qualche guaio con la giustizia. Prima uno scippo a luglio scorso, poi il carcere perché era evaso dai domiciliari. Emma ci aveva visto giusto, qualcosa non andava in quel ragazzo. Forse era proprio quella cattiva compagnia che doveva incontrare venerdì sera, forse per quei ragazzi che alla mamma non piacevano era entrato all’Eurospar a prendere quattro bottiglie di superalcolici, due bistecche e una bottiglietta di tè. Sarà vero che in casa non mancavano i soldi, ma quale madre lascia più di cento euro al figlio per comprare alcol da bere? Khadim lo stipendio lo dava tutto ad Emma, «pensaci tu» diceva, lei non avrebbe mai approvato quella spesa. Poi quando si è visto scoperto, è fuggito.

La fuga

I precedenti alle spalle pesavano come un macigno, era convinto che lo avrebbero arrestato, forse aveva ragione. Quindi è scappato, mordendo il direttore e l’agente della security, ha lasciato lì lo zainetto per correre più veloce. Dal supermercato al fiume, passando per via Querini, non c’è che qualche chilometro. La polizia, che lo inseguiva, lo ha visto togliersi la maglietta, sfilarsi le scarpe e finire in acqua. Tre o quattro bracciate, poi è sparito. Quando lo hanno ripescato in tasca aveva i documenti. «Lo chiamavo e non rispondeva – racconta Emma – poi è arrivata la polizia. Io non so la verità. So che in questa casa abbiamo affrontato tutto da soli, nessuno mi ha aiutata e con mio figlio in questi anni ne abbiamo sopportate tante, lui me lo diceva sempre “io sono nato qui ma non mi sento italiano”, non vedeva l’ora di andarsene». E invece Khadim è nato e morto in un Paese che gli ha dato tutto, ma che forse non lo ha mai veramente accolto.

Fonte: Corriere del Veneto https://corrieredelveneto.corriere.it/padova/cronaca/21_giugno_05/padova-annega-brenta-un-furto-madre-khadim-kholenon-aveva-motivo-rubare-e5c8edae-c633-11eb-b1f4-dfc32b5b2f80.shtml

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