Maxi operazione contro la banda dei furti e delle rapine: gli arrestati e l’elenco dei colpi.

21Gen - by MaiPiuFurti - 0 - In Furti Abitazione

 

LUCCA. Tutti i crimini sono spregevoli, ma qualcuno riesce a esserlo più degli altri. È il caso della violenta rapina messa a segno la sera del 14 maggio 2016 nella frazione capannorese di Camigliano. Qui un gruppo di banditi entrò  nell’abitazione di Isola Mazzoni , una donna di 86 anni, e senza mostrare alcun rispetto nemmeno per l’età della  vittima, i banditi   non esitarono a legarla e imbavagliarla. Un disprezzo cui ha fatto da contraltare l’affetto e il dolore per la donna provato da tutti coloro dotati di un minimo di umanità. Affetto, dolore, e voglia di giustizia. «Nella signora Mazzoni noi abbiamo visto nostra nonna»: come ha spiegato il tenente dei carabinieri Rosario Tedesco.

Tramonto. Una spinta in più per gli investigatori che, dopo mesi di indagini, hanno fatto “calare il tramonto” sull’attività di una banda specializzata nei colpi in abitazione. “Tramonto” come l’ora in cui la gang, composta da banditi albanesi e romeni, entrava in azione; ma anche “tramonto”, come il nome dato all’operazione che ha portato a 8 misure cautelari, con 4 persone in carcere, due ai domiciliari e due obblighi di dimora. Nella mattina di martedì 17 è scattato il blitz dei carabinieri, con l’esecuzione delle ordinanze, che ha richiesto l’impiego di 35 uomini e la collaborazione dei militari della compagnia di Montecatini, città dove erano domiciliati diversi appartenenti alla banda.

L’indagine. Le ordinanze che hanno portato al blitz sono stati firmate dal Gip su richiesta del sostituto procuratore Salvatore Giannino, che ha condotto l’inchiesta con la supervisione del procuratore Pietro Suchan. Ordinanze che sono arrivate al termine di mesi di indagini, partite proprio dalla violenta rapina ai danni di Isola Mazzoni. Attraverso la visione di filmati e il controllo (un lavoro immenso quello) delle utenze telefoniche intercettate dalle celle telefoniche della zona, e attraverso – una volta individuati i primi potenziali sospetti – una lunga opera di appostamento e controllo, si è arrivati all’identificazione di dieci persone, coinvolte con ruoli diversi, e spesso intercambiabili, in una serie di colpi in abitazione. Almeno 18 gli episodi, a cavallo tra le province di Lucca, Pistoia e Firenze, che avrebbero visto coinvolti più elementi della banda: due rapine e 16 furti, tra il 14 maggio e il 30 settembre del 2016.

La banda. Del gruppo facevano parte almeno 10 persone. Al San Giorgio sono finiti    Flori Seidjni, albanese di 25 anni domiciliato in via Peloni a Montecatini; Fatbardh Ismajli, albanese di 25 anni domiciliato sempre in via Peloni a Montecatini; Gentian Mukja, albanese di 30 anni domiciliato in via Marche a Montecatini; e   Shaquir Veseli, albanese di 23 anni, anche lui domiciliato in via Peloni a Montecatini. Ai domiciliari sono finiti anche Kristjan Kulli, albanese di 25 anni domiciliato in via Giovannetti a Lucca, e l’unica donna della banda, Andreea Paula Popa, romena di 28 anni domiciliata a Montecatini in via Peloni. Obbligo di dimora poi per Ciprian Vasile Deesy, 40 anni, romeno, domiciliato in via Mezzomiglio a Montecatini, e Zef Paluca, albanese di 40 anni domiciliato a Capannori sullo stradone di Camigliano. Inoltre il sostituto procuratore Giannino ha chiesto la misura della custodia in carcere anche Ervisi Marashi, albanese, 25 anni, domiciliato in via Veneto a Montecatini, e per Ervis Salihi (conosciuto anche con l’alias di Ervis Balaican), 31 anni, albanese e residente in via Cairoli a Montecatini. Ma questi due si sono resi irreperibili: probabilmente si trovano in Albania, e sono in corso le operazioni per individuarli nel paese di origine e procedere con l’estradizione.

La prima rapina. La banda agiva secondo il sistema della “batterie”, ossia bande che si costituivano di volta in volta assegnando a ogni appartenente compiti ben precisi. Solitamente i colpi, soprattutto i furti in abitazione, avvenivano secondo uno schema ben preciso: due banditi entravano e un terzo restava in auto, a fare da palo e da autista per la fuga. Nel caso della rapina ai danni dell’86enne invece i banditi hanno agito in modo più organizzato. Colpo diviso in tre fasi: preparazione, esecuzione e fuga. Il colpo fu preparato studiando la vittima (anche con l’aiuto di un basista, indididuato in Zef Paluca) e facendo un sopralluogo della zona, individuando anche le possibili vie di fuga. Quindi la rapina, con tre banditi (secondo la ricostruzione Seidjni, Salihi e Marashi) che entrarono nella villa di Camigliano, mentre altri due complici (Kulli e Deesy) attendevano in posizioni defilate su “auto pulite”, pronti alla fuga. In quell’occasione però qualcosa andò storto, ma non abbastanza da permettere la cattura dei banditi: i rapinatori fecero scattare l’allarme, la cellula di supporto fuggì e, una volta fatto il colpo, gli autori furono costretti a scappare  a piedi, per poi rubare un’auto con la quale muoversi verso Montecatini dove si sarebbero incontrati con i propri complici.

L’elenco dei colpi. Quella ai danni di Isola Mazzoni non fu, come detto, l’unica rapina messa a segno dai banditi. Sempre a Capannori, il 26 agosto scorso, i banditi furono sorpresi nella sua abitazione da  una donna, Mariagrazia Dini, e non esitarono a colpirla con una porta finestra per poi fuggire. Ma poi vi sono tutti i furti. L’auto rubata la stessa sera della rapina a casa Mazzoni per riuscire “tornare alla base”, una Peugeot 307 portata via da via Dezza a Porcari. Poi due tentati furti in abitazione: nella frazione capannorese di Lunata il 26 agosto e a Lucca, in località Tempagnano, tre giorni dopo, il 29 agosto. Fallito quel colpo  nella stessa serata  la banda mise a segno numerosi furti in abitazione, a San Filippo e ad Antraccoli. Sempre ad Antraccoli colpirono anche il 30 agosto. A settembre poi il numero di colpi in abitazioone si è intensificato: il giorno 2 fu presa di mira un’abitazione ad Altopascio, in località Mazzei; il 5 una casa in via Bertolucci a Capannori; il 16 fu rubata una Renault Clio ad Altopascio. Quindi il giorno dopo altri due colpi, entrambi a Capannori: uno a tentato a Lappato, l’altro riuscito a Lunata, dove oltre che gioielli e orologi fu portata via anche l’auto dei proprietari di casa, una Ford Fiesta immatricolata da poco. Il 25 settembre ancora due colpi in abitazione, in località Michi ad Altopascio, e a Pieve San Paolo, a Capannori. Il giorno 29 appartenenti alla banda entrarono in una casa sempre nella frazione capannorese di Pieve San Paolo. Poi, il 30 settembre, l’escursione a Fucecchio con un tentato furto in via Verdi e due messi a segno in via Giusti. All’elenco dei capi di impotazione non manca nemmeno la ricettazione, per l’esattezza l’acquisto – il 13 settembre a Massa Cozzile – di una Lancia Y risultata rubata un mese prima ad Altopascio.

La refurtiva. Nei loro blitz i banditi avevano degli obiettivi ben precisi. Tranne un caso (il furto ad Altopascio in cui furono portati via anche capi di abbigliamento e occhiali da sole), miravano solo a tre cose: contanti ovviamente, e con quelli oggetti facili da trafugare e da rivendere, ossia orologi e gioielli. Refurtiva alla quale talvolta aggiungevano anche le auto.

Nuovo approccio. In conferenza stampa Pietro Suchan ha anche annunciato l’intenzione di puntare, nelle diverse indagini, sulla figura dei ricettatori. «Il mercato del riciclaggio toscano – ha detto il procuratore capo – deve essere monitorato con ulteriore attenzione, si tratta di un ambiente costituito quasi sempre da italiani. E i ricettatori, se possibile, sono elementi anche peggiori dei ladri.  Sciacalli e vigliacchi, perché si arricchiscono sulle disgrazie altrui e senza correre rischi».

E poi? Non vengono esclusi (anzi) ulteriori sviluppi. Le indagini infatti vanno avanti per vedere se uno o più elementi della banda sono implicati in ulteriori episodi criminali, o se sono coinvolte altre persone. Anche gli intrerrogatori a cui dovranno essere sottoposte le persone arrestate potrebbero portare elementi utili perché, come detto da Suchan, l’ordinanza del sostituto procuratore Giannino lascia poco spazio alle strategie della difesa, se non a quella di collaborare con la giustizia.

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